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SALA XIMENES – INGHIRAMI – BARSANTI

Nell’ampia Sala Ximenes - Inghirami - Barsanti si raccoglie tutta la strumentaria che per buona parte fu impiegata per le osservazioni astronomiche da parte di Ximenes e per le operazioni di inquadramento geometrico del territorio, di rilevamento topografico di dettaglio e di disegno da parte di Inghirami, che testimonia ancora oggi pagine importanti della storia della scienza, in una città come Firenze, nota ai più solo per il suo contributo alla storia dell’arte. Tra gli apparecchi conservati nel Museo, suscita particolare interesse il motore a scoppio ideato dal padre Eugenio Barsanti in collaborazione con Felice Matteucci. La macchina è esposta in una saletta, corredata di pannelli didattici che ne illustrano le vicende. Il Padre Eugenio Barsanti, fisico e matematico originario di Pietrasanta, e l’ingegnere lucchese Felice Matteucci consegnarono all’Accademia dei Georgofili, il 5 giugno 1853, la memoria nella quale illustravano il motore a scoppio, un dispositivo rivoluzionario con una potenza di venti cavalli e dotato di due cilindri.

L’invenzione fu brevettata l’anno successivo, ma non ebbe la diffusione che avrebbe meritato e fu presentata al pubblico nel 1861.

SALA CECCHI

Padre Filippo Cecchi fu direttore dell’Osservatorio dal 1872 fino al 1887, anno in cui morì per una violenta polmonite.
Il 6 gennaio 1889 fu inaugurato dal suo successore Padre Giovanni Giovannozzi il “Gabinetto Sismologico Filippo Cecchi”, sala che ancora oggi conserva i principali sismografi ideati e costruiti dal Cecchi. Fu proprio il Cecchi che avviò lo studio scientifico dei terremoti presso l’Osservatorio Ximeniano, avvalendosi dello stretto contatto col suo confratello Padre Alessandro Serpieri (1823-1885), illustre sismologo che operò a Urbino, il cui ritratto da parete si trova qui associato a quello del Cecchi.
Così quella che anticamente fu l’aula di Astronomia dove tennero i corsi Gaetano Del Ricco (1746-1818), Giovanni Inghirami (1779-1851) e Giovanni Antonelli (1818-1872) divenne un gabinetto operativo per la registrazione dei terremoti mediante gli apparecchi ideati e costruiti dal Cecchi.
Attualmente con la visita di questa sala –rimasta intatta - ripercorriamo le prime tappe della storia della Sismologia.
Fra gli strumenti qui esposti il più antico è il sismografo a carte affumicate scorrevoli del 1876, formato da due pendoli oscillanti su piani perpendicolari (2 componenti orizzontali) e una molla spirale con un peso (componente verticale), riproducenti su strisce di carta coperta di nero fumo i movimenti tellurici scomposti nelle tre direzioni dello spazio.; una quarta striscia di carta affumicata riportava, secondo le idee allora in voga, moti di tipo rotatorio o vorticoso. Al momento della scossa, un pendolino avvisatore oscillando chiudeva un circuito elettrico che avviava lo scorrimento delle carte.
Grande invenzione del Cecchi sono i sismografi a registrazione continua, dove la carta scorreva avvolta su un cilindro, sistema che si mantiene fino a tempi moderni a noi vicini.
A questa seguono l’ideazione del cosiddetto pennino bilicato, il cui piccolo contrappeso permetteva di mantenersi aderente alla carta durante le oscillazioni del pendolo e dell’avvisatore sismico a sfera un semplicissimo ma efficientissimo sistema associato ai sismografi che consentiva l’avvio di un orologio mantenuto fermo sulle XII, al fine di registrare l’ora di arrivo della scossa.
Infine da segnalare la scala sismoscopica Cecchi-Cavalieri, costituita da 7 pendoli di progressiva lunghezza, da m0,079 a m2,127, terminanti con un pennino bilicato che poteva registrare su lastre di vetro affumicato tracce di scosse di progressiva distanza epicentrale (fig. 3 e 4). Presso l’Osservatorio ancora oggi sono conservate le lastre di vetro di alcuni terremoti storici locali, ad esempio quello di Firenze del 1895 e quello del Mugello del 1919.

ALFANI – BRAVIERI

Padre Guido Alfani (1876-1940) fu per cinque anni assistente di Padre Giovannozzi e vicedirettore dell’Osservatorio Ximeniano, per prenderne poi definitivamente la direzione nel 1905, mantenuta fino alla sua morte nel 1940.
Questo lungo periodo permise all’Alfani di realizzare molte attività scientifiche e di farsi ben volere dalla cittadinanza che lo chiamava “il padre dei terremoti”. Grande fu il suo sforzo in campo sismologico, potenziando la stazione sismica dell’Osservatorio con strumenti di sua invenzione, come il trepidometro, il vibrografo e il fotosismografo esposti in questa sala.
L’ottimo livello raggiunto da queste strumentazioni, oltre a consentire registrazioni dei principali terremoti avvenuti in Italia in quegli anni, fece acquisire fama all’Alfani e all’Osservatorio stesso. Molti i contatti sanciti con la comunità scientifica nazionale e internazionale, in parte documentati dalle foto d’epoca qui esposte.
L’Alfani grazie alla sua competenza fu nominato nelle commissioni di valutazione dei danni dei grandi eventi sismici del Novecento come Messina (1908), Avezzano (1915), Apuane (1920), dove accorse di persona, mettendo in pratica la sua spiccata umanità e dimostrando in numerose conferenze e incontri l’importanza di una adeguata educazione ai terremoti.
Sempre a P. Alfani si deve la costruzione della prima Stazione Radiotelegrafica costruita all’Osservatorio nel 1912, riuscendo a ricevere il radiosegnale orario dalla torre Eiffel di Parigi, fondamentale per la taratura dei sismografi.
La fama acquistata anche in questo campo condusse Guglielmo Marconi a visitare l’Osservatorio e la sua stazione radiotelegrafica, incaricando Padre Alfani di verificare con alcuni esperimenti nel Duomo di Firenze la trasmissione delle onde herziane. Purtroppo con l’avvento della prima guerra mondiale venne intimato a P. Alfani di smontare l’antenna aerea tesa tra l’Osservatorio e la cupola del Duomo.
Gli apparecchi della stazione radiotelegrafica e radiotelefonica esposti in questa sala nelle loro varie componenti sono state opportunamente restaurati a cura del Rotary Club Firenze Sud.
Una produttiva attività scientifica e un servizio reso quotidianamente alla città di Firenze attraverso l’Osservatorio Ximeniano, hanno caratterizzato la trentennale direzione di Padre Dino Bravieri (1922-2008).
Egli, di formazione naturalistica, viveva l’Osservatorio nella sua dimensione più genuina, cogliendo le ritmicità meteorologiche e le onde sismiche registrate con strumenti più moderni in dotazione, come i sismometri Kinemetrics a medio periodo qui esposti, con apparecchio di registrazione a pennino tracciante su un foglio di carta avvolto su un tamburo girevole, attivi fino agli anni novanta.
È a P. Bravieri che si deve l’avvio di un’intensa attività editoriale e didattica, volta a far conoscere il grandioso patrimonio culturale dell’Osservatorio e a promuovere la conoscenza dei terremoti quale principale forma di prevenzione.