Alfani e il terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915

Alfani e il terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915

Fin dagli inizi del 1909 e con la sola pausa per la missione ministeriale nelle aree devastate dal terremoto del 28 dicembre 1908, Alfani si spese moltissimo in conferenze in diverse città d'Italia. In particolare, nella conferenza tenuta nell'aula magna del Collegio Romano, lo scienziato colse l'occasione di trovarsi di fronte in prima fila numerose autorità (i Ministri Orlando e Rava, il Senatore Blaserna con tutti i membri della commissione geologica) per lanciare la severa denuncia che in Italia nulla era stato fatto per prevenire i danni del terremoto con l'imposizione di un codice di edilizia antisismica invocato a più riprese dagli scienziati. Queste parole dovettero lasciare il segno negli ambienti politici e intellettuali romani, se l'indomani l'Avanti! del 24 gennaio difese energicamente la posizioneassunta dallo scolopio in un ampio articolo redazionale intitolato Il dispregio della scienza ha cagionato il disastro. La conferenza di P. Alfani.

Il 12 di maggio 1909 il prof. Omori, di ritorno dal suo viaggio di studio nell'area del terremoto, passò nuovamente a salutare Alfani a Firenze e ne abbiamo documentazione fotografica. Lo scienziato giapponese dichiarò che l'ultimo sisma era stato molto più forte del precedente del 1905 e che l'unica verac ausa di tante vittime era stata la cattiva costruzione delle case. La sua origine era stata quasi sicuramente tettonica, mentre il maremoto era stato causato da un abbassamento repentino del fondo dello Stretto di Messina con violenta oscillazione d'acqua verso la costa. Era la piena conferma delle idee esternate da Alfani subito dopo il sisma.

Sono del periodo dicembre 1910 - gennaio 1911 e del settembre 1912 due eventi che contribuirono ad aumentare la fama di Alfani: il primo fù l'incarico di monitorare la stabilità della torre di Pisa (immagine seguente), il secondo la visita di Guglielmo Marconi incuriosito dall'uso per la sismologia che Alfani faceva dell'invenzione dello scienziato bolognese.


Il terremoto della Romagna del 19 febbraio 1911 ridestò nell'opinione pubblica italiana timori appena sopiti. I corrispondenti dei giornali fecero a gara a telefonare e intervistare Alfani sulla natura ondulatoria e sussultoria del sisma, sulla sua notevole violenza, sulla sua probabile ripetizione, anche se a potenza attenuata ecc. E come spesso avveniva, gli furono messe in bocca previsioni di un altro terremoto per la domenica successiva. Sdegnato, Alfani smentì risolutamente. Lo scolopio cominciava a essere anche abbastanza seccato da simili invenzioni giornalistiche e, in merito alla diffusione di false notizie e veri allarmi, già nella sua prima intervista di quell'anno al corrispondente de L'avvenire d'Italia dell'8 gennaio, egli si era espresso in modo inequivocabile: Oh i giornali ... i giornalisti ... costituiscono il mio maggior supplizio; meli incontro dovunque; mi pare talvolta di scorgerli anche attraverso il telescopio; e poi me ne fanno dir tante, tante che dovrei spendere tutto il mio tempo solo per smentire e correggere i signori giornalisti.


Nella primavera del 1912 si realizzò una svolta importante per la sismologia italiana con l'istallazione allo Ximeniano di un impianto radiotelegrafico ricevente. Infatti dopo Marconi, Alfani fu senz'altro uno dei primi a occuparsi in Italia di radiofonia in funzione del cosiddetto servizio dell'ora, ossia per collegare i fenomeni sismici e meteorologici all'ora esatta di avvenimento utilizzando i segnali orari emessi dalla stazione della Torre Eiffel. Era la prima volta in Italia che un osservatorio riusciva a stabilire un simile collegamento, che Alfani così annota nella sua agenda: Stanotte sentiti laprima volta i segnali di Parigi. Così racconta quell'incontro Alfani: Il 13 settembre ebbi l'onore di una visita ambitissima, che oltre a portarmi generale conforto, mi dette anche occasione a nuovi studi e ricerche. Guglielmo Marconi di passaggio a Firenze per poche ore, venne a visitare l'Osservatorio Ximeniano. Volle vedere tutto dalla stazione geodinamica sotterranea alla terrazza, sempre esprimendo parole molto lusinghiere. In particolare però si soffermò davanti all'apparecchio radiotelegrafico che trovò ottimamente impiantato e che cercò di meglio sintonizzare.

In un alternarsi di serie di conferenze e di preoccupazioni per le magre finanze dello Ximeniano, ritroviamo lo scienziato scolopio nello studio sul campo di un altro disastroso terremoto, questa volta nell'Italia centrale.

La mattina del 13 Gennaio 1915, l'assistente dell'osservatorio, incaricato della prima visita a tutti gli apparecchi, venne a chiamarmi verso le ore 8, dicendomi che le macchine sismiche avevano segnalato una vera catastrofe. Scesi immediatamente nel Gabinetto Sotterraneo,dove sono i microsismografi, e non ci restò che constatare tutta la verità triste e crudele!

Con queste parole, la mattina del 13 gennaio 1915, Alfani iniziò la sua cronaca (qui sotto la prima pagina della relazione) della registrazione del terremoto della Marsica e sulle sue successive deduzioni e osservazioni (AOX, Relazione)


La scossa principale delle 7:52 locali, interessò un'area molto vasta dell'Italia centrale ed ebbe effetti distruttivi in tutta la Marsica, nel Cicolano fino a Perugia, nell'alta valle del Liri fino a Cassino, nella valle dell'Aterno e nell'alta valle del Vomano, lungo le pendici opposte del massiccio del Gran Sasso, sul versante nord-occidentale della Maiella e nelle regioni dei monti Simbruini e dei monti Ernici.

Dalla ricca raccolta di ritagli di giornale, tenuta da Alfani e conservata nell'Archivio dell'Osservatorio Ximeniano, emerge l'intenso lavoro di divulgazione e rassicurazione fatto da Alfani nei primissimi giorni dopo il terremoto: dal primo comunicato che localizza a circa 350 km da Firenze, negli Appennini che separano l'Italia tra Roma e l'Adriatico (AOX Relazione) alle successive interviste in cui dettagliò meglio il suo pensiero. Nei primissimi giorni successivi al terremoto giunsero ad Alfani numerosi telegrammi con richieste di conferenze sul terremoto, a cui lo studioso rispose declinando l'invito. Si preparava a partire... Giusto il tempo di prepare le cose da portarsi e circa una settimana dopo il terremoto, Alfani, accompagnato dall'amico Lodi Focardi, partiva per Sora prima tappa nelle zone devastate dal terremoto. Rimase là una decina di giorni raccogliendo dati, suggestioni e la testimonianza visiva attraverso una quarantina di scatti fotografici. Accompagnamolo nel racconto della sua missione di studio ...

Viaggio di Guido Alfani nelle aree devastate dal terremoto del 13 gennaio 1915 nella Marsica

Al suo ritorno, giusto il tempo di organizzare gli appunti raccolti e troviamo lo scienziato scolopio in giro per l'Italia a tenere conferenze. Importantissima e unica fu l'azione divulgativa di Alfani che, dall'8 febbraio al 18 maggio, tenne ben 28 conferenze in 27 località diverse, viaggiando in lungo e in largo per l'Italia. Fu uno dei momenti di massima popolarità dello scienziato scolopio: era l'uomo, il prete, dei terremoti. Questa intensa attività divulgativa non fù una novità per Alfani; nella dettagliata ricostruzione biograficache di Danilo Barsanti (1992), sono centinaia le conferenze tenute dallo scienziato in tutta la sua vita, con punte in occasione di terremoti particolarmente distruttivi, come quelli fin qui ricordati. Molte di queste conferenze fruttarono al sismologo scolopio 200-300 lire ciascuna con cui rimpinguò le casse dell'Osservatorio, che non godeva di alcuna sovvenzione istituzionale.


Mappa delle località in cui Alfani tenne le sue 28 conferenze fra l'8 febbraio e il 18 maggio e a destra la prima pagina del testo di una delle sue conferenze

Questo ciclo di conferenze portò Alfani attraverso tutta l'Italia peninsulare e fu puntualmente seguita e documentata dalla stampa che fornì, in alcuni casi, dettagliati resoconti del contenuto di queste conferenze, ma anche dello spirito e del tono con cui il sismologo fiorentino bacchettò coloro che, avendone responsabilità, non avevano ancora fatto nulla per ridurre il costo sociale ed economico di questi disastrosi terremoti. Non mancarono, poco dopo, di causare altre distruzioni e vittime proprio in Toscana.